C’è una convinzione che ci portiamo dietro come una protezione necessaria: l’idea che esistano solo due modi di gestire i pensieri. O li teniamo in gabbia, per proteggerci dal giudizio, o li “fermiamo” sulla carta per catalogarli e renderli innocui.
Ma se ci fosse una terza via? E se, invece di cercare di controllare il caos che abbiamo dentro, provassimo a lasciarlo andare?
Ho iniziato a condividere le pagine del mio taccuino non per collezionare belle frasi o dispensare verità. L’ho fatto perché ho sentito l’urgenza di creare una “zona franca”. Un territorio dove il mondo esterno, con il suo carico infinito di aspettative, pretese e rumore, non ha diritto di accesso.
È il luogo dove porto quelle domande “scomode” che di giorno, per quieto vivere, soffochiamo sotto lo strato delle buone maniere.
Ho racchiuso il senso della rubrica “Dal taccuino di Eleonora” in un breve video, che ti invito a guardare per entrare nel vivo del discorso.
L’onestà è un atto di sottrazione
Molti mi chiedono: “Eleonora, cosa vuoi insegnare con questa rubrica?”. La mia risposta è: nulla.
Siamo già saturi di guide, manuali e consigli su come “incastrarci” meglio. Siamo diventati esperti nel forzare la nostra forma per stare nel puzzle degli altri, dimenticando che, se per entrarci dobbiamo smussare i nostri angoli, forse quello spazio non è il nostro.
L’onestà, quella che conta, non è aggiungere saggezza o imparare nuove regole. È una sottrazione. È togliere le maschere che usiamo per compiacere chi ci guarda. È il coraggio di essere scomodi, prima di tutto con noi stessi.
Non serve essere scrittori per capire questo meccanismo: basta aver sentito, almeno una volta, di non essere nel posto giusto.
Il silenzio non protegge, isola
Per troppo tempo ho tenuto i miei pensieri chiusi a chiave, convinta che il silenzio fosse una forma di protezione. Mi sbagliavo.
Il silenzio non protegge: crea distanza.
E nel tentativo di non disturbare nessuno, finiamo per perderci l’occasione più grande: quella di sentirci meno soli, scoprendo che anche gli altri provano le stesse, identiche paure.
Questa rubrica non è un luogo di perfezione. È un invito a smettere di abbassare lo sguardo davanti a ciò che non funziona nella nostra vita. Non è una lezione, è una presenza.
Un invito a chi non vuole più correre
Se senti che il ritmo di questo mondo è in costante conflitto con il tuo sentire; se porti con te domande che bruciano sotto la maschera della quotidianità, sappi che sei nel posto giusto.
Qui non troverai risposte preconfezionate, perché ognuno deve trovare le proprie. Troverai solo il coraggio di dare voce a ciò che pensiamo, ma che raramente osiamo pronunciare ad alta voce.
Siamo qui per smettere di avere paura di sentire.
Perché solo chi accetta di sentire ogni cosa, senza filtri, è finalmente, davvero libero.
Ora tocca a te. Qual è quella domanda “scomoda” che oggi ti porti dietro, quella che nascondi dietro un sorriso di circostanza? Se senti che è arrivato il momento, lasciala qui nei commenti.
Spesso, dare un nome a ciò che ci spaventa è il primo passo per smettere di averne paura.
